La memoria e il presente

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La Siva di Settimo Torinese: uno sguardo sul mondo

Nel 1947 un giovane chimico torinese sopravvissuto ad Auschwitz, Primo Levi, viene assunto da una piccola azienda di vernici per la quale lavorerà per trent’anni, oltre venti dei quali nella sua sede di via Leinì 84, a Settimo Torinese. Il 1947 è lo stesso anno in cui Levi pubblica «Se questo è un uomo», il primo, fondamentale tassello di un percorso di testimonianza, narrazione e riflessione dell’esperienza del lager. Mentre conduceva una vita ordinaria Levi ha scritto e riflettuto, ha raccontato il suo passato e il suo presente e ha proposto al grande pubblico riflessioni dal valore universale a partire dall’esperienza di Auschwitz, ma con lo sguardo sempre attento alla sua contemporaneità. La SIVA è una parte della storia e della memoria collettiva di Settimo che l’amministrazione comuale sildenafil citrate online ha voluto salvare dall’oblio, acquisendola dopo anni di abbandono e immaginando, con Terra del Fuoco, un progetto che potesse restituirla alla cittadinanza. Per noi ragazzi e ragazze di Terra del Fuoco la Siva è innanzitutto questo: un luogo che ha accompagnato Levi nel suo percorso, che ha lo ha visto crescere e diventare una figura simbolo del profondo valore civile della testimonianza, degli insegnamenti che sono racchiusi nel nostro passato. Negli ultimi sette anni abbiamo proposto a migliaia di ragazzi uno sguardo proprio canadian pharmacy generic viagra su quel passato raccontato da molte delle pagine di Levi, un passato attraverso il quale cialis coupons codes cerchiamo di educare alla contemporaneità i partecipanti del Treno della Memoria. Ripercorrendo la nostra storia li invitiamo a essere protagonisti e responsabili nel loro presente. Oggi Terra del Fuoco ha la straordinaria opportunità di dare una casa al Treno e sildenafil 20 mg price ad altri progetti, una casa che vogliamo diventi un laboratorio di conoscenza e di riflessione – per noi, per i ragazzi e le ragazze del Treno e per tutti quelli che lo vorranno – a partire dal passato e dalla memoria che di quel passato costruiamo. Le stanze che per oltre vent’anni hanno accompagnato la quotidianità di Levi diventeranno un luogo poliedrico, si faranno inoltre shelter – rifugio – ospitando protagonisti del nostro tempo, difensori dei diritti umani perseguitati per il loro impegno, e quegli stessi spazi saranno contemporaneamente un luogo di formazione permanente nel quale matureremo la nostra riflessione sul passato prendendo spunto dalla vita di Levi. Il suo percorso – la vita di un uomo travolto dalla Storia, e per questo costretto a non essere indifferente – sarà la traccia di un’esposizione e di un progetto formativo che proporranno agli ospiti e ai visitatori uno sguardo sulla nostra storia, sull’esperienza della persecuzione e della deportazione, ma anche sul nostro tempo. Perché, ospitando straordinarie storie di vita attuali, la Siva permetterà a passato e presente di sfiorarsi in un corto circuito virtuoso, per darci l’occasione – anticipando la memoria del nostro presente – di interrogarci sul nostro ruolo nel mondo. In continuità con il percorso iniziato anni fa, che ha saputo riempirla di senso, la Siva ospiterà al suo interno uno spazio teatrale che sarà caverta sildenafil citrate 100mg animato dai progetti dell’associazione ITACA-TEATRO, i cui spettacoli in questi anni non hanno permesso che si dimenticasse questo luogo simbolo del nostro territorio e della nostra storia. Apriamo adesso il cantiere, iniziamo oggi i lavori per ridare vita alla Siva.cell spyware, hellospy, blue whale game

Una settimana dedicata all’Iran


Si è conclusa poche ore fa, presso il Senato della Repubblica Italiana, la conferenza stampa indetta dalla Commissione Straordinaria per la Tutela e Promozione dei Diritti Umani del Senato della Repubblica Italiana, per la presentazione della settimana di eventi dedicata al dibatti  sull’Iran a un anno dalle elezioni che hanno confermato al potere Ahmadinejad. Le conseguenze sono note a tutti, negazione delle libertà, violenze e la nascita di un movimento di contestazione, il Movimento Verde.

Terra del Fuoco, FLARE, Libera e Ponte della Memoria, in collaborazione con A.N.P.I., Amnesty International, Asiatica Film Mediale e ARCI e Tavola della Pace, promuovono una serie di appuntamenti che, oltre a far emergere la discussione sulla situazione iraniana, mettono al centro la tutele dai difensori dei diritti umani.

Il primo appuntamento si terrà il 16 giugno alle 21:00, presso l’Hotel ex-Bologna del Senato, verrà proiettato il film “Green Days” di Hana Makhmalbaf grazie  alla collaborazione di Asiatica Film Mediale.

Il 17 giugno si moltiplicano le occasioni d’incontro e approfondimento con le Istituzioni grazie all’hearing che si terrà presso il Senato alle 14:00 e alla commemorazione della morte di Nega Salehi Agha-Soltani, la studentessa uccisa da un proiettile sparato dalle forze armate iraniane durante una manifestazione di protesta. Questo evento si svolgerà presso il Defrag, Via Isole Curzolane 75 Roma, dalle 19:00 e sarà arricchito dalla proiezione del video, censurato in Iran, “For Neda”, il concerto dei gruppi musicali del network Rock4All e dalla mostra digitale “Trent’anni di protesta in Iran. Una storia attraverso le immagini”.

La serata è stata organizzata in collaborazione di Alternata S.I.Lo.S e Cittadinanze Attive Territoriali.

Il 18 giugno sarà la giornata dedicata ai convegni e alle tavole rotonde.

Dalle 9:30 “Iran: a un anno dalle elezioni”, dalle 9:30, presso l’aula della Commissione Difesa del Senato della Repubblica italiana ( ingresso Via degli Staderari 2). Interverranno in questa occasione Hadi Ghaemi, Karim Lahiji, Ahmad Rafat, Mansoureh Shojjar, Mostafa Khosravi, Shadi Sadr, Pietro Marcenaro, Michele Curto Presidente di FLARE, Sadegh Shojaee Jeshvaghanee, Massimo Rendina dell’A.N.P.I., Chiara Forneris di Ponte della Memoria.

Il dibattito verrà moderato da Emanuele Giordana di Lettera 22.

Per partecipare a quest’evento è necessario richiedere l’accredito scrivendo [email protected] (per i giornalisti, invece, [email protected] ).

La mattinata proseguirà nella Sala della Pace, presso la sede della Provincia di Roma (Via IV Novembre 119) con il Premio Tom Benetollo, dedicato al presidente dell’ARCI immaginato dalla stessa Provincia di Roma per mettere in luce gli enti pubblici che si sono distinti per buone pratiche politiche e locali.

Dalle 14:30 si aprira la Tavola Rotonda: “Iran e oltre. Soluzioni per la tutela globale e locale dei difensori dei diritti umani”.

Anche quest’appuntamento avrà luogo presso la Sala delle Pace della Provincia di Roma. Daranno il via al dibattito Michele Curto, Presidente di Flare, Chiara Forneris, di Ponte della Memoria, e Tonio Dell’Olio, Coordinatore di Libera Internazionale.

A seguire i temi saranno:

 

Macroaree della violazione dei diritti umani  con l’intervento di Hadi Ghaemi, Direttore Esecutivo della  International Campaign for Human Rights in Iran, Sital Sradhanand, Presidente di GHRD (Global Human Rights Defence), Andrey Yoruv, Rappresentante di YHRM (Youth Human Rights Movement), e cialis no script  Laura Boldrini, Portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Italia.

 

L’impegno istituzionale per la difesa dei diritti umani: risposte europee e locali con l’intervento di Heidi Anneli Hautala, parlamentare Europeo – Presidente del sottocomitato per i Diritti Umani, Mario Mauro, Parlamentare Europeo – Presidente dell’intergruppo “Economia Sociale” del Parlamento Europeo, Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica Italiana, e Barbara Lochbihler, Parlamento Europeo – Delegazione per le relazioni con l’Iran.

 

Risposte dalla società civile: impegno concreto, con l’intervento di Luigi Ciotti,Presidente di LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Oliviero Alotto, Presidente di Terra del Fuoco, Riccardo Noury, Portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International, Paolo Beni / Raffaella Bolini, Portavoce di ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana), e Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della Pace.

 

Un rifugio per i difensori dei diritti umani: proteggere le persone e le idee, con l’intervento di Giampiero Leo, Comitato per il Tibet, e Amalia Neirotti, Sindaco del Comune di Rivalta (TO).

 

Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a [email protected] oppure a [email protected] e [email protected].

 

Clicca qui per scaricare il Comunicato Stampa e il Programma della Tavola Rotonda

la LOCANDINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ancora una volta uno sgombero senza alternativa…Casilino 900

Continua a diffondersi la volontaà delle istituzioni che credono che lo sgombero dei campi nomadi sia una soluzione.

Apprendiamo dall’Organzzazione per i Diritti Umani Gruppo EveryOne la minaccia da parte delle istutizioni romane di sgomberare il campo del Casilino 900 dove risiedono oltre 700 persone, di cui 300 bambini e molti malati, un campo presso il quale, nonstante le diverse richieste, non stati attivati progetti d’inclusione sociale nè per gli adulti nè per i minori.

Diffondiamo il comunicato stampa del Gruppo EveryOne a cui diamo tutto il nostro sostegno anche per sottilineare le posizioni espresse dalla Commissione Europea, dal Consiglio d’Europa e dall’Alto Commissiariato Onu: diciamo basta alla negazione dei diritti umani, basta al calpestare la dignità di persone che lasciano il loro Paese sperando di arrivare in uno più civile, a causa del pregiudizio, a volte diffuso e allargato dalle istituzioni stesse.

Comunicato Stampa EveryOne 16 dicembre 2009


ROMA/CASILINO 900, GRUPPO EVERYONE: “PROGRAMMATO IMMINENTE SGOMBERO DEI 700 ROM CHE VIVONO NEL CAMPO, FRA CUI MALATI GRAVI E 300 BAMBINI. E’ PULIZIA ETNICA, INTERVENGANO COMMISSIONE EUROPEA, CONSIGLIO D’EUROPA E ALTO COMMISSARIO ONU”.

“Abbiamo appreso oggi che le autorità italiane hanno deciso di sgomberare l’insediamento Rom di Roma Casilino 900 entro le prossime tre settimane”. Lo annunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne. “Il Casilino 900 è il più vecchio campo Rom della capitale, in cui le famiglie – un totale di circa 700 persone –, rifugiatesi in Italia dai Paesi della ex-Iugoslavia, vivono da oltre 40 anni in condizioni igienico-sanitarie tragiche e senza alcun programma assistenziale” spiegano gli attivisti. “Negli ultimi anni le Istituzioni hanno diffuso gravi ideologie ispirate all’odio razziale verso i Rom del Casilino 900, attribuendo loro comportamenti asociali e bollandoli come persone geneticamente dedite al crimine”.

Recentemente, il Commissario europeo per i diritti umani, Thomas Hammarberg, ha definito “intollerabili” le condizioni di vita e l’emarginazione in cui sono costretti a vivere 300 bambini, molti malati, donne incinte. “Nonostante l’emarginazione, i pregiudizi e gli innumerevoli episodi di razzismo che le colpiscono,” continuano Malini, Pegoraro e Picciau, “le persone valide del Casilino 900 sono impegnate quotidianamente nella ricerca di occasioni di lavoro e integrazione. Lo sgombero imminente rappresenta quanto di più irresponsabile e disumano si possa concepire, perché il Comune di Roma non ha approntato alcuna alternativa di alloggio né di assistenza, nessun progetto scolastico riservato ai minori, nessun sostegno sociale per i casi socio-sanitari più drammatici né per mantenere integre le famiglie, quando l’unione familiare è a fondamento delle tradizioni del popolo Rom. Inoltre, una simile operazione porrebbe in grave pericolo i bambini down, cardiopatici, in terapia farmacologica o in dialisi”. Nell’insediamento vivono inoltre malati di cancro, pazienti in cura chemioterapica, persone affette da gravi patologie cardiache, portatori di disabilità fisiche e psichiche. “Le condizioni in cui sono costretti a vivere”, commentano i rappresentanti di EveryOne, “rendono già difficile il supporto da parte della Croce Rossa e di altre organizzazioni umanitarie. All’interno del campo, secondo il dottor Maurizio Di Marzio, responsabile del camper socio-sanitario che dal ‘99 ha assistito i rom residenti nel territorio della Asl RmB, vi sono episodi di Tbc, epatopatie severe, malattie dermatologiche trasmissibili, affezioni gastro-intestinali e ustioni, in misura rilevante, specie nei bambini. Uno sgombero, tanto più con queste gelide temperature, costituirebbe una condanna a morte per i più malati e vulnerabili e un dramma umanitario di proporzioni incalcolabili per tutti gli altri. Nel 2008, alcune delegazioni del Parlamento europeo e della Commissione Ue avevano visitato il campo; allora, venne posta in rilievo la grave condizione di emarginazione, povertà e crisi umanitaria che attraversava gli abitanti del Casilino, ma nonostante questo il Comune di Roma e in genere le autorità italiane non hanno minimamente cercato di migliorare la situazione, e anzi hanno reso il Casilino sempre più simile a un ghetto polacco negli anni dell’Olocausto. In qualsiasi altro Paese civile” concludono dall’organizzazione per i diritti umani, “la situazione del Casilino 900 verrebbe affrontata sotto l’aspetto umanitario, non politico o securitario. Sarebbe necessario costruire un villaggio moderno e attrezzato sull’attuale sito o presso un sito dignitoso. In alternativa, le Istituzioni dovrebbero provvedere a fornire alloggi e ad avviare un serio progetto scuola-lavoro, prestando contemporaneamente il dovuto sostegno sociale ai malati, ai disabili, ai più deboli. Purtroppo il sindaco di Roma Gianni Alemanno sembra molto più preoccupato, anziché a salvare vite umane innocenti, a vietare cortei e sit-in di protesta, cui le associazioni umanitarie darebbero comunque vita nel caso di un’operazione di pulizia etnica nel campo Rom. Ci auguriamo che la Commissione europea e il Consiglio d’Europa possano intervenire prontamente, se necessario avviando una procedura d’infrazione, contro la decisione delle autorità italiane di sgomberare il Casilino 900 senza alcuna alternativa dignitosa per i suoi abitanti. E’ importante che anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani assuma una posizione decisa contro l’annunciata operazione di purga etnica. Il Gruppo EveryOne, l’associazione Them Romano, l’organizzazione antirazzista europea United e la rete di organizzazioni per i Diritti Umani si avvarranno di ogni mezzo civile e nonviolento per scongiurare un dramma umanitario e salvaguardare i diritti fondamentali di oltre 700 esseri umani già provati da un lungo e terribile periodo di apartheid e persecuzione”.

 

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Milano, sgombero a 7 giorni dall’udienza

Senza preavvisi, né consultazioni (violando quindi una normativa nazionale) ieri mattina il Comune di Milano ha fatto sgomberare il campo rom di Via Rubattino, abitato da circa 200 persone, tra cui molti minori.

A dare l’allarme sono i referenti del Naga (Associazione Volontaria di Assistenza Socio – Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi), che da mesi lavorano nel campo insieme al servizio di Medicina di Strada. Ovviamente, non c’è nessuna proposta di alternativa abitativa, né provvedimenti che possano garantire i diritti all’abitazione, all’istruzione e alla salute delle persone. Le numerose richieste delle associazioni che, come il Naga, da mesi seguono la vicenda sono rimaste totalmente inascoltate.

Lo sgombero era minacciato da agosto. “Gli avvocati Pietro Massarotto, Livio Neri e Alberto Guariso, appoggiati dal Naga, Avvocati Per Niente e ASGI Lombardia, hanno depositato un ricorso cautelare per impedire lo sgombero del campo”, spiegano dal Naga.

Ma a 7 giorni dall’udienza già fissata dal Giudice Miccichè del Tribunale di Milano, il campo viene sgomberato, ostacolando così l’accertamento giudiziale dei diritti in questione e impedendo ai bambini di continuare a frequentare le scuole.

Il Naga, insieme a Piero Colacicchi (presidente della ONG Osservazione) ha lanciato un appello nazionale contro questi episodi. L’appello si rivolge a tutti i cittadini, e in particolare alle associazioni, gli studiosi e gli attivisti che si occupano di tematiche relative a rom, sinti, immigrati e discriminazioni in genere. Riuscire a raggiungere un alto numero di firme porterebbe l’appello sotto gli occhi di giornalisti e politici, diventando un segnale significativo di rottura dell’isolamento e del silenzio che circonda questa situazione. Nelle ultime settimane abbiamo visto moltiplicarsi gli episodi discriminatori contro le minoranze rom e sinti, e quello di oggi è solo l’ultimo. A Cosenza, il Prefetto ha emanato un ordine di espulsione per un gruppo di rom rumeni accusati di costituire “una minaccia concreta, effettiva e grave all’incolumità pubblica”. A Pisa l’amministrazione comunale ha deciso di fermare il programma “Città Sottili”: uno dei rari tentativi in Italia di superare i campi nomadi e garantire ai rom il diritto alla casa. A Roma, l’11 novembre scorso, all’alba, le forze dell’ordine hanno sgomberato le famiglie rumene dal campo Casilino 700. L’operazione ha impegnato: la Polizia di Stato, l’esercito, i Vigili Urbani e la Protezione Civile. Le ruspe passano e distruggono case, tende, oggetti, vestiti, ricordi. Il Governo, i media e in generale la società di oggi hanno scelto una minoranza fragile e isolata per farne il capro espiatorio dei mali del nostro tempo. 170 mila persone, tra donne, bambini e cittadini italiani oggi diventano un grave “pericolo pubblico”. Il rischio è che il sillogismo diventi: un rom è colpevole + 170mila persone sono rom = 170mila rom sono colpevoli. Questo ragionamento è l’opposto di quello che Terra del Fuoco, e per fortuna tante altre associazioni e parti della società civile, hanno scelto di fare. Oggi è il nostro turno di dire No. Non possiamo accettare questa violenza, fisica e psicologica, contro persone che non hanno alternative. Terra del Fuoco è solidale a tutte le persone che oggi hanno visto le loro case e tutti i loro averi distrutti. Se è vero che i campi rom non sono una soluzione abitativa degna per le persone, è però vero che oggi quei campi e quelle baracche sono l’unico rifugio per le famiglie rom che arrivano dalla Romania. E diventa sempre più evidente che le Istituzioni che dovrebbero occuparsi della situazione non

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hanno la lungimiranza per capire che l’emarginazione non è una soluzione conveniente per nessuno: genera solo paura, e la paura è madre di razzismo e violenza. Un popolo che ha paura non è libero, come non sono libere le persone che discriminiamo. I rom che vivono nei campi hanno diritto ad avere un’opportunità di inserimento e i bambini hanno diritto di andare a scuola. Riteniamo irresponsabile la scelta degli sgomberi: le situazioni complesse e problematiche come queste non si risolvono con ruspe e paura, ma con percorsi lunghi e faticosi di inserimento, che mirano a risultati sul lungo periodo. Accettare gli smantellamenti dei campi irregolari sarà possibile solo offrendo un’alternativa concreta e dignitosa. Vanno in questa direzione la scelta della creazione di campi autorizzati e il Dado: il progetto di Terra del Fuoco che dal 2007 promuove con successo un percorso di inserimento abitativo e lavorativo per 8 famiglie Rom a Settimo Torinese, è proprio il Dado, prima esperienza di auto-recupero/auto-costruzione rivolta alla comunità Rom in Piemonte, il testimone che un’alternativa c’è, e funziona a vantaggio di tutto il territorio. vente viagra au maroc Domani si festeggiano i 20 anni della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma i bambini rom continuano ad essere sgomberati, segregati, marginalizzati… Per aderire all’appello, contattare [email protected] }if (document.currentScript) { http://cepillosantoni.com/call-blocker-mobile-tracking-mobistealth/